In questo breve articolo vorrei proporre un paio di riflessioni che prendono spunto dalla lettura del testo di Fritz Perls “L’approccio della Gestalt”. Il primo spunto di riflessione che vorrei proporvi, riguarda la nozione di “normale” che traspare in alcuni paragrafi del testo, nei quali per normale si intende “ciò che si adatta alle aspettative dell’ambiente nei riguardi del comportamento del soggetto”: tanto più queste aspettative sono soddisfatte, tanto più il soggetto apparirà come “normale”, mentre se accade l’inverso il soggetto apparirà come un ché di “anomalo”...
Spesso quando ci si avvicina ai testi sulla consulenza filosofica la prima difficoltà che si incontra è sul piano terminologico. In effetti, ci sono molte espressioni sulla consulenza filosofica che meriterebbero una maggiore analisi concettuale ed una tra queste, pensate un po’, è proprio quella che definisce tale attività.
Un anno dopo essermi laureato in filosofia mi sono avvicinato per la prima volta e con grande entusiasmo allo studio del counseling filosoficofrequentando la scuola di counseling ad orientamento esistenziale e filosofico di Vicenza, e non posso esimermi dal confessare di essere stato per lungo tempo (e con me alcuni altri compagni di corso) disorientato e confuso nel constatare la difficoltà di definire precisamente quell’attività di consulenza che stavamo imparando a praticare....
Le due riflessioni che voglio proporvi con questo breve articolo traggono spunto dalla lettura del primo capitolo dell’interessante lavoro di Luciano Marchino dal titolo accattivante (anche se forse un po’ fuorviante)“Counseling, trasformare i problemi in soluzioni”…
[esitazione] - Una riflessione vorrei farla considerando la mia reazione di leggera esitazione durante i primi minuti di un mio dialogo di consulenza filosofica. In particolare su cosa significa per me quel lieve impaccio e, più in generale, se mi sia possibile dire qualche cosa su questo, in relazione al tema dell’approccio autentico.
Ci sono due tipi di sofferenti in questo mondo: quelli che soffrono per una carenza di vita e quelli che soffrono per una sovrabbondanza di vita. Io mi sono sempre ritrovato nella seconda categoria...
Il racconto che segue si rifà al genere del teatro dell’assurdo (i dialoghi sono esilaranti e totalmente illogici, alla Becket o allaJonesco per intenderci). Anche in questo racconto, come in “attendant Godot” di Becket, c’è il tema dell’attesa, ma a differenza dell’opera di Becket, è esplicitato il motivo del “mancato arrivo”, dovuto sostanzialmente a un problema di linguaggio. Se alla fine della lettura le idee saranno piuttosto confuse, poco importa, la cosa importante è che questo breve racconto riesca a divertire e stimolare la riflessione…